23 Giugno 2017
Le Balze del Valdarno: il paesaggio che ammaliò l’ingegno di Leonardo
Le Balze del Valdarno: il paesaggio che ammaliò l’ingegno di Leonardo

Alla scoperta di uno dei paesaggi più intriganti del Valdarno, capace di attirare l’interesse dell’artista fiorentino e dei molti turisti che accorrono da tutta la Toscana

Le origini di queste antiche formazioni rocciose risalgono al Pleistocene Superiore (circa 100.000 anni fa), quando si verificò l’incisione della crosta che delimitava il lago nella zona di Incisa in Valdarno. Da lì le acque defluirono dalla vallata in direzione di Firenze per mezzo dell’Arno, abbassando notevolmente il suo livello; nella zona di Bruscheto infatti ancora oggi si può vedere il letto del fiume delimitato da alte sponde. La conseguenza di tutto ciò fu che sia l’Arno che i suoi affluenti cominciarono ad erodere i sedimenti precedentemente depositati nel fondo del lago formando nelle zone più centrali dolci ondulature del territorio con valli e rilievi mentre nelle zone più a ridosso della montagna del Pratomagno si formarono sedimenti argillosi modellati anche dagli eventi atmosferici: Le Balze del Valdarno.

Cominciano ad avere rilevanza intorno al 1500, grazie agli studi dell’artista Leonardo da Vinci, che ne restò notevolmente impressionato tanto da dipingerle in alcune delle sue opere, tra cui spicca sicuramente “La Gioconda”. Oltre al suo sorriso intrigante, l’opera è nota per il paesaggio alle spalle della Monna Lisa, argomento di discussione di molti studiosi riguardo alla questione del ponte sul lato destro del quadro, identificato inizialmente come il Ponte a Buriano. Successivi studi hanno però smentito questa ipotesi, sostenendo che si tratta del Ponte di Valle, situato in località Romito nei pressi di Laterina. Ciò farebbe pensare che il paesaggio sullo sfondo del dipinto sia quello che si vede dal Castello di Laterina, in cui sono presenti, tra la fitta vegetazione, frammenti di balze ora dai contorni più sinuosi.

Ma il fascino delle balze non è solo riscontrabile nella “ Gioconda”, ma bensì anche nel“Cartone di sant’Anna”, nella “Vergine delle Rocce” e nella “Madonna dei fusi”. Quest’ ultimo dipinto presenta ampi riferimenti alle smotte valdarnesi, poiché l’autore rappresenta un’ampia depressione valliva, al centro della quale scorre, placido, un fiume dal corso regolare, attraversato da un ponte a sette arcate, che pare collegato ad un’ampia carreggiata che permette l’ascesa al colle centrale. Ai margini della golena, si fronteggiano due pareti a strapiombo, spesso completamente prive di vegetazione, rese con il brunito caratteristico dell’argilla, di cui si immagina siano composte. Questi riferimenti puntuali presentano delle straordinarie analogie con i conglomerati di sabbia e argilla che caratterizzano per l’appunto  le Balze del Valdarno, poste ai piedi della dorsale del Pratomagno. A proposito di esse Leonardo osserva che “si vedono le profonde segature de’ fiumi che quivi sono passati”. In effetti, in quest’area l’azione erosiva dello scorrimento di acque meteoriche ha provocato nei secoli incisioni e solchi lungo le linee di dilavamento, asportando anche la vegetazione superficiale e a cespuglio. Notizie sulla presenza di Leonardo in questo territorio proprio negli anni della supposta realizzazione della “Madonna dei fusi” si ricavano dalla biografia dell’artista-scienziato, scrupoloso osservatore del Valdarno, di cui descrive i mutamenti idrogeologici nel noto Codice Hammer. Ancora l’Hammer contiene riferimenti alle geniali intuizioni circa la stratificazione delle rocce, anticipando gli studi successivi. In contrasto con questa teoria è lo studioso Carlo Starnazzi, che ha ipotizzato che Leonardo abbia dipinto la “Madonna dei fusi” ispirandosi ai paesaggi del Friuli. Nonostante ciò è viva l’ipotesi che l’artista fiorentino abbia concepito l’opera basandosi sui territori toscani. Infatti troppe sono le analogie con la sopracitata “Gioconda”, le quali fanno pensare ad una corrispondenza coi tratti caratteristici delle terre valdarnesi, tra cui spiccano, ovviamente, le Balze.

Le Balze, nonostante la loro unicità, sono diventate Aree Protette della Toscana solo dal 17 giugno 1988. Oggi si possono ammirare nei comuni di Castelfranco Piandiscò, Terranuova Bracciolini, e Reggello ma ce ne sono formazioni più piccole anche a Laterina, Montevarchi e Figline e Incisa Valdarno. Numerosi sono i percorsi per visitare queste spettacolari formazioni rocciose, tipiche del Valdarno. Alcuni, tra i più rilevanti, sono il sentiero dell’acqua zolfina, la Buca delle Fate, le balze di Reggello e la Strada delle cave, percorribili grazie anche alle molteplici iniziative comunali, come la “Camminata sulle Balze” organizzata dal comune di Terranuova.