27 Giugno 2017
La Riserva naturale della Valle dell’Inferno e Bandella: tra natura e leggenda
La Riserva naturale della Valle dell’Inferno e Bandella: tra natura e leggenda

L’oasi valdarnese dove Caronte faceva attraversare i viandanti aldilà dell’Arno

La Riserva naturale della Valle dell'Inferno e Bandella è un'area naturale protetta della Toscana situata lungo il tratto valdarnese dell'Arno. La Riserva Naturale si sviluppa nel bacino della centrale idroelettrica ENEL di Levane.

La Riserva è caratterizzata da un tratto del Fiume Arno che scorre placidamente nella Valle dell'Inferno, con profondità che varia tra 5 e 15 metri e l'Ansa di Bandella, una zona palustre, formatasi nel fondovalle del Torrente Ascione e ai bordi del lago originato dalla costruzione della diga al finire degli anni '50 per la produzione di energia elettrica.
Questa zona successivamente si è popolata della fauna e della flora tipica delle zone umide e l'abbondante presenza di pesci, anfibi, invertebrati ha attirato specie di uccelli che hanno scelto quest'oasi per la loro riproduzione. Ma allo stesso tempo però il lago non ha cancellato la flora e la fauna tipica che caratterizzavano la valle.

Nella Riserva Naturale della Valle dell'Inferno e di Bandella i boschi sono per la maggior parte popolati di querce, in particolare roverella, qualche pino, e arbusti, mentre nelle aree palustri e lungo le sponde la vegetazione igrofila è ricca e varia.

Ricca è anche la fauna, caratterizzata da: nibbio bruno, svasso maggiore, tuffetto, airone cenerino, garzetta, martin pescatore, tottavilla e averla piccola che sono specie di uccelli che hanno scelto questa zona per la loro riproduzione; poi abbiamo il cormorano, l'airone rosso, l'airone bianco maggiore, la pavoncella, il cavaliere d'Italia, la nitticora e la che la utilizzano solo per le loro soste. Presenti anche qualche specie di tartaruga.
Invece addentrandoci nei boschi possiamo trovare animali come: lepre, fagiano, istrice, capriolo e cinghiale; ed infine abbiamo anche la presenza della salamandrina dagli occhiali.

La leggenda che contorna quest’oasi naturale racconta che Dante Alighieri, passando da queste parti, abbia trovato il traghettatore di nome Caronte che faceva attraversare l'Arno ai viandanti, e dal suo nome e da questi luoghi impervi si sarebbe ispirato per la “Divina Commedia”.

Inoltre, sempre lo stesso letterato fiorentino, si sarebbe ispirato al suo nome, “Valle dell’Inferno”, per dare il nome al primo libro della Commedia. Infatti nella descrizione del paesaggio infernale avrebbe ripreso alcuni aspetti caratteristici dell’ambiente della valle. Questa infatti doveva apparire profondamente incisa, con versanti particolarmente ripidi tra i quali l’Arno scorreva in modo impetuoso e spesso pericoloso per chi era costretto a percorrerlo in barca.